Ecocentri ed incendi – uno sporco nodo di plastica

Come purtroppo รจ ben noto, il Salento รจ stato interessato negli ultimi giorni da devastanti roghi in impianti di differenziazione e stoccaggio rifiuti, come a Lequile e Ruffano o in ex discariche, come nel caso dellโ€™ex discarica Castellino tra Nardรฒ e Galatone; in tutti questi casi imponenti colonne di fumo nero hanno reso evidente la natura sintetica dei materiali che hanno preso fuoco, con le conseguente preoccupazioni per i livelli di inquinamento ambientale.

Nel caso di Lequile, lโ€™incendio ha interessato i 12.000 mq di ecoballe di plastica stoccati nellโ€™impianto, un quantitativo di dimensioni tali da creare un danno ambientale di estrema rilevanza; come prime conseguenze, a livello cautelativo, a Lequile รจ stata sospesa con ordinanza sindacale la commercializzazione di latte, uova e ortaggi provenienti dalla zona compresa nel raggio di un chilometro dallโ€™area interessata dal rogo, cosรฌ come il pascolo sulla stessa area, un danno notevole per le aziende del luogo.

Come Legambiente, a livello regionale, abbiamo pertanto espresso la prioritร  assoluta di verificare la situazione della prevenzione antincendio negli altri impianti con stoccaggio temporaneo di rifiuti, oltre alle discariche attive o saturate, data la situazione di rischio estremo generata dal sovrapporsi di due fattori, il numero elevatissimo di incendi in ambito rurale e le ingenti quantitร  di materiali plastici in deposito temporaneo.

Le misure di prevenzione riguardano sia lo stato delle aree circostanti agli impianti, che devono assolutamente prevedere la realizzazione di aree buffer prive di vegetazione, sia i sistemi interni di primo allarme, indispensabili per rendere tempestivo lโ€™intervento in caso di incendio, che dovrebbero anche prevedere lโ€™attivazione di sistemi di spegnimento automatizzati.

Sul medio termine resta perรฒ da risolvere il nodo della saturazione con materiali plastici degli ecocentri, che consegue il blocco della filiera del riciclaggio: gli impianti di produzione di plastica da riciclaggio non riescono attualmente a vendere il prodotto finale in granuli, per cui non accettano ulteriore materiale plastico da raccolta differenziata, da cui lโ€™indicazione data a livello regionale e provinciale di aumentare il quantitativo di materiale stoccato negli ecocentri per non interrompere la raccolta differenziata nei comuni.

Una soluzione che perรฒ, come si รจ visto, non solo รจ provvisoria, ma anche altamente rischiosa, perchรฉ rimane da verificare se le aree interessate siano attrezzate con adeguati sistemi di sicurezza, per impedire il rischio di incidenti rilevanti legati al grande quantitativo di rifiuti plastici ed infiammabili ivi depositati.

Occorre quindi individuare con chiarezza le cause che hanno portato allโ€™attuale interruzione nel ciclo di recupero della plastica, per poter conseguentemente ipotizzare delle possibili soluzioni.

Il problema si รจ iniziato a verificare, in Puglia come in altre regioni dโ€™Italia, giร  a partire dala fine del 2025[1], per poi raggiungere un livello massimo a fine luglio 2026.

Rispetto alle cause, per prima cosa รจ opportuno scartare del tutto ricostruzioni che legano il problema al prezzo del petrolio – semmai lโ€™influenza sarebbe opposta, perchรฉ al crescere del prezzo del petrolio diventa progressivamente piรน conveniente lโ€™utilizzo di materie prime seconde, ossia dei granuli di plastica prodotti dalla filiera del riciclo.

Analogamente, non ha senso pensare che la saturazione sia dovuta allโ€™improvviso aumento delle quantitร  di materiale plastico raccolto nei comuni, dato che lโ€™incremento  in cinque anni, dal 2020 al 2024,  risulta inferiore al 10% (8,9%).

Certamente esiste un problema rispetto al costo della plastica vergine – attualmente la plastica riciclata ha un prezzo doppio rispetto alla materia prima vergine – tuttavia bisogna osservare che in passato il costo dei granuli derivanti dalla differenziazione ha avuto picchi ben piรน alti degli attuali, pur con una domanda superiore alle capacitร  produttive della filiera.

Infatti, per molte aziende lโ€™utilizzo di plastica riciclata negli imballaggi rappresenta un impegno ambientale verso la sostenibilitร ; le ricadute positive per lโ€™immagine del prodotto superano cosรฌ di gran lunga i costi maggiori legati al suo uso.

Ed allora, che cosa ha portato allโ€™attuale scenario di insostenibile crisi?

Paradossalmente il collo di bottiglia che attualmente ci troviamo ad affrontare รจ legato ad una svolta normativa europea, assolutamente positiva, che ha tuttavia aperto il vaso di pandora sulla composizione degli attuali materiali plastici da imballaggio e, di conseguenza, ancor piรน sulla composizione della plastica riciclata.

Si tratta del Regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), ossia il nuovo regolamento su imballaggi e rifiuti da imballaggio approvato dallโ€™Unione Europea.

Il Regolamento PPWR, che rappresenta una svolta per il mercato degli imballaggi in plastica, รจ entrato in vigore lโ€™11 febbraio 2025, ma la sua applicazione generale in tutta lโ€™UE รจ iniziata proprio il 12 agosto 2026.

Fondamentalmente, si tratta di un regolamento che ha come obiettivo la riduzione del danno ambientale e sanitario causato dagli imballaggi, spingendo ad un maggiore riuso rispetto allโ€™usa-e-getta (es. pallet in materiali plastici), ad una riduzione della loro massa (imballaggi piรน sottili) e ad una migliore riciclabilitร  degli stessi, che si ottiene evitando gli imballaggi โ€œmistiโ€ non separabili dal consumatore e rendendo piรน pura la composizione dei materiali utilizzati.

Per tutti gli imballaggi, inoltre, si considera come composizione il risultato globale di tutti i materiali impiegati, tra cui anche inchiostri, vernici e collanti aggiunti sul prodotto finito, tutte sostanze che poi entreranno nel ciclo del recupero tramite la filiera della raccolta differenziata.

A partire dal 12 agosto sono cosรฌ entrati in vigore i primi limiti nel contenuto di alcune sostanze nelle plastiche da imballaggio, in particolare sul contenuto in metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio, cromo esavalente) per tutti gli imballaggi in plastica e sul contenuto in PFAS per i soli imballaggi in plastica a diretto contatto con gli alimenti.

Quanto sia importante una riduzione nei contenuti di queste tipologie di sostanze negli imballaggi รจ fuor di dubbio, considerando che al momento attuale si riesce a recuperare effettivamente solo una frazione della plastica raccolta in modo differenziato nei comuni, che a sua volta รจ solo una parte di quella effettivamente prodotta e utilizzata, mentre la gran parte finisce dispersa nellโ€™ambiente, o interrata in discariche o bruciata negli inceneritori.

E si tratta di sostanze non solo dannose allโ€™ambiente ed alla salute, ma caratterizzate da una lunghissima permanenza e bioaccumulo una volta disperse nei luoghi da cui ricaviamo ciรฒ che mangiamo – basti citare la definizione dei PFAS, che sono composti che alterano gli equilibri ormonali e che sono appunto chiamati โ€œinquinanti per sempreโ€, essendo pressochรฉ indistruttibili ed eterni – il nostro lascito di veleni per le attuali e future generazioni.

Tutte queste sostanze sono state finora presenti – senza alcun limite di concentrazione – negli imballaggi a contatto con gli alimenti, in particolare quelli di plastica, insieme con altre sostanze pure assai dannose come i ritardanti di fiamma.

Ma cosa succede a queste sostanze una volta entrate nella filiera del riciclo della plastica?

Succede che purtroppo queste sostanze pericolose tendono ad accumularsi[2], in parte per via dellโ€™uso nei macchinari (i PFAS sono caratteristicamente utilizzati come rivestimenti antiaderenti, particolarmente utili per gestire materiali fusi senza farli attaccare alle superfici su cui transitano), in parte per la contaminazioni di tutte quelle aggiunte di cui si diceva, inchiostri, collanti ecc.

Il risultato finale รจ che lโ€™utilizzo del materiale plastico derivato da recupero attualmente presente negli stabilimenti rischia di far superare i limiti fissati dal nuovo regolamento PPWR che, giustamente, non distingue tra sostanze derivanti da โ€œcontaminazioneโ€ e sostanze volutamente aggiunte.

Chiaramente la situazione si presenterร  diversa nel futuro, quando la plastica, proprio grazie al regolamento PPWR, diverrร  un materiale molto piรน puro e riciclabile, ma attualmente il nodo resta tutto.

Tra lโ€™altro il Regolamento PPWR prevede lโ€™applicazione immediata, per cui anche eventuali scorte esistenti di imballaggi non potranno essere utilizzate se non rispettano i limiti giร  in vigore dal 12 agosto, imballaggi che diverranno quindi โ€œrifiutoโ€ pur non essendo mai stati utilizzati, aggravando il problema che vediamo nella filiera del riciclo.

Come giร  detto, รจ chiaro che non si puรฒ essere piรน che dโ€™accordo sul senso del regolamento PPWR – basti pensare ai PFAS che sicuramente abbiamo introdotto finora come microplastiche nel nostro corpo, come conseguenza della semplice apertura delle confezioni alimentari in plastica – tuttavia รจ altrettanto chiaro che la situazione attuale richieda un deciso intervento a livello statale, per riuscire a trovare il modo di superare gli ultimi strascichi di un modo di pensare, quello dellโ€™usa e getta, che tanto danno produce a noi ed al pianeta di cui siamo parte.


[1] https://bari.corriere.it/notizie/cronaca/26_gennaio_24/rifiuti-da-bari-al-salento-e-emergenza-plastica-si-cerca-un-intesa-o-sara-il-caos-in-tutta-la-puglia-59463c6e-941d-4e43-bbcb-b72b01f9axlk.shtml

[2] https://www.ehn.org/test-recycling-plastic-increases-the-amount-of-toxic-chemicals-it-contains
https://goforzero.com.au/blogs/zero-blog/the-toxic-truth-about-recycled-plastic-products?srsltid=AfmBOorYlUK_KNpcK2__KgMey0owVSv0mAJxuSG6nMwzduycR6MdlwS3
https://foodpackagingforum.org/news/plastic-recycling-hazardous-chemicals-and-strategies-to-tackle-them
https://foodpackagingforum.org/news/study-detects-dna-reactive-mutagenic-substances-in-recycled-pe-pp-and-ps
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0304389425004194
https://www.cambridge.org/core/journals/cambridge-prisms-plastics/article/addressing-the-toxic-chemicals-problem-in-plastics-recycling/552E550968DC2E0119DB937925505DC6

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